(Da giannimina.it)
Le recenti elezioni di Dilma Rousseff alla Presidenza del Brasile e di Pepe Mujica in Uruguay, così come l'undicesima vittoria in dodici anni di Ugo Chavez nelle elezioni di metà mandato in Venezuela, hanno confermato il vento progressista che spira in America latina e che, evidentemente, influenza le scelte di molti altri paesi, specie del sud del mondo.
Martedì 26 ottobre, per esempio, l'Assemblea della Nazioni Unite, per il diciannovesimo anno di seguito, ha condannato il blocco economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba, che dura ormai da quasi mezzo secolo e rappresenta un vero e proprio assedio della nazione più poderosa del mondo all'isola della Revolucion.
187 paesi hanno votato in favore del documento proposto da Cuba. Contrari solo Stati Uniti e Israele. Tre gli astenuti: Isole Marshall, che ospita una grande base militare Usa nel Pacifico, la Micronesia e le Isole Palau.
Quest'ultimo è un arcipelago del Pacifico, di ventimila abitanti, ed è praticamente un protettorato Usa, tanto da essere rappresentato all'ONU da Stuart Beck, un avvocato di Long Island di cittadinanza israeliana.
L'anno scorso Palau aveva votato in favore dell'embargo, dopo aver ricevuto 200 milioni di dollari per accollarsi diciassette cinesi musulmani uigur, catturati in Afghanistan e finiti a Guantanamo.
Quest'anno, evidentemente, a questo statarello è mancata la materia prima per continuare in questo mercato.
L'occasione per confermare il proprio pregiudizio quando si parla di Cuba non è mancato invece a buona parte dei media italiani, che hanno fatto finta di non accorgersi che la condanna votata dall'Assemblea delle Nazioni Unite “riafferma i principi di eguaglianzasovrana fra gli stati e di non intervento o ingerenza nelle questioni interne e nella libertà di un paese”.
Perché il documento votato al Palazzo di vetro ribadisce il rifiuto di promulgare e applicare leggi come la “Helms-Burton”, emanata dal governo degli Stati Uniti nel 1996 “i cui effetti extra territoriali nuocciono anche alla sovranità di altre nazioni e agli interessi legittimi di entità e persone sotto la propria giurisdizione e attentano alla libertà di commercio e navigazione”.
Molti dei nostri media, in questo autunno farsesco del nostro paese, hanno ignorato però questi dettagli e i solerti redattori di questi strumenti di comunicazione non si sono nemmeno accorti, navigando in rete, delle immagini dei diplomatici dei vari paesi del mondo che, alla fine della votazione, hanno fatto la fila per complimentarsi con il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez.
Un atto non di invincibile “antiamericanismo” ma di rispetto che si deve al diritto di autodeterminazione dei popoli.