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Politicamente scorrettissimo
Se deve essere politica machiavellica, che lo sia fino in fondo. Si proponga alla Lega un ribaltone in piena regola: governo Maroni (Lega più attuali opposizioni) con quattro punti...
Egitto, il silenzio di Internet
(28 gennaio '11, da webnews.it) Può una nazione spegnere Internet? A quanto pare sì: è successo. L’Egitto in queste ore sta attraversando una crisi istituzionale di grave entità, con la...
I tragicomici cantori di Sergio Marchionne nel paese dei servi e dei padroni
(7 gennaio '11, da peppinoimpastato.com) Negli ultimi giorni dell'anno appena trascorso ha tenuto banco sui giornali e in tv la discussione sul nuovo contratto imposto da Fiat ai suoi operai e...
Lettera a Borghezio
Un’aquilana scrive a Borghezio, che si è recentemente prodotto in affermazioni decisamente incaute rispetto agli abruzzesi, ma che, tuttavia, rispondono al sentore comune dell’uomo della...
Uno sguardo e sei morto
(7 gennaio '11, da unimondo.org) Un «casco della morte» modello Star Wars e una «polsiera individua-cecchino» sono i due nuovi e futuristici dispositivi in dotazione alle Forze Armate...
Il 10 gennaio illuminiamo la Corte
Un presidio con candele per “Illuminare” il cammino della Corte Costituzionale sul Legittimo Impedimento, il 10 gennaio: il giorno prima dell’inizio dei lavori dei Giudici. Questa sarà...
Tunisia, se il regime spara...
... il sindacato alza i toni e gli studenti occupano| ---------------- Aggiornamento ore 16.30: E' ormai confermata la notizia di 20 morti tra i manifestanti che da ieri stannno promuovendo...

Politicamente scorrettissimo PDF Stampa
Sabato 19 Marzo 2011 13:13
Se deve essere politica machiavellica, che lo sia fino in fondo. Si proponga alla Lega un ribaltone in piena regola: governo Maroni (Lega più attuali opposizioni) con quattro punti programmatici, in questo ordine cronologico di approvazione: Primo: legge elettorale nuova (che tra l’altro proibisca l’uso di nomi di persona nei simboli); Secondo: conflitto di interessi [...]
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Se l'ONU condanna ancora l'embargo a Cuba e i media non se ne accorgono PDF Stampa
Sabato 19 Marzo 2011 00:21

(Da giannimina.it)

cuba-embargo.gifLe recenti elezioni di Dilma Rousseff alla Presidenza del Brasile e di Pepe Mujica in Uruguay, così come l'undicesima vittoria in dodici anni di Ugo Chavez nelle elezioni di metà mandato in Venezuela, hanno confermato il vento progressista che spira in America latina e che, evidentemente,  influenza le scelte di molti altri paesi, specie del sud del mondo.

Martedì 26 ottobre, per esempio, l'Assemblea della Nazioni Unite, per il diciannovesimo anno di seguito, ha condannato il blocco economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba, che dura ormai da quasi mezzo secolo e rappresenta un vero e proprio assedio della nazione più poderosa del mondo all'isola della Revolucion.

187 paesi hanno votato in favore del documento proposto da Cuba. Contrari solo Stati Uniti e Israele. Tre gli astenuti: Isole Marshall, che ospita una grande base militare Usa nel Pacifico, la Micronesia e le Isole Palau.

Quest'ultimo è un arcipelago del Pacifico, di ventimila abitanti, ed è praticamente un protettorato Usa, tanto da essere rappresentato all'ONU da Stuart Beck, un avvocato di Long Island di cittadinanza israeliana.

L'anno scorso Palau aveva votato in favore dell'embargo, dopo aver ricevuto 200 milioni di dollari per accollarsi diciassette cinesi musulmani uigur, catturati in Afghanistan e finiti a Guantanamo.

Quest'anno, evidentemente, a questo statarello è mancata la materia prima per continuare in questo mercato.

L'occasione per confermare il proprio pregiudizio quando si parla di Cuba non è mancato invece a buona parte dei media italiani, che hanno fatto finta di non accorgersi che la condanna votata  dall'Assemblea delle Nazioni Unite “riafferma i principi di eguaglianzasovrana fra gli stati e di non intervento o ingerenza nelle questioni interne e nella libertà di un paese”.

Perché il documento votato al Palazzo di vetro ribadisce il rifiuto di promulgare e applicare leggi come la “Helms-Burton”, emanata dal governo degli Stati Uniti nel 1996 “i cui effetti extra territoriali nuocciono anche alla sovranità di altre nazioni e agli interessi legittimi di entità e persone sotto la propria giurisdizione e attentano alla libertà di commercio e navigazione”.

Molti dei nostri media, in questo autunno farsesco del nostro paese, hanno ignorato però questi dettagli e i solerti redattori di questi strumenti di comunicazione non si sono nemmeno accorti, navigando in rete, delle immagini dei diplomatici dei vari paesi del mondo che, alla fine della votazione, hanno fatto la fila per complimentarsi con il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez.

Un atto non di invincibile “antiamericanismo” ma di rispetto che si deve al diritto di autodeterminazione dei popoli.

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Egitto, il silenzio di Internet PDF Stampa
Venerdì 28 Gennaio 2011 22:20

(28 gennaio '11, da webnews.it)

Può una nazione spegnere Internet? A quanto pare sì: è successo. L’Egitto in queste ore sta attraversando una crisi istituzionale di grave entità, con la popolazione scesa nelle piazze a protestare contro il Governo Mubarak per chiederne le dimissioni. Una volta intuito che la comunicazioni sono il collante che tiene assieme i protestanti, ecco che le istituzioni reagiscono nel modo più violento e becero ipotizzabile: fermati gli SMS, bloccata Internet, spente le comunicazioni.

Ma è questo un silenzio che grida vendetta. Spegnere Internet, a questo punto, è come gettare acqua sulla benzina infiammata, ottenendo così esattamente l’effetto contrario. Il silenzio di Internet in Egitto in queste ore è infatti un’implosione, la creazione di un buco nero nelle comunicazioni che pone l’Egitto improvvisamente al centro del mondo intero. La comunità internazionale guarda sbigottita, attonita, nell’attesa speranzosa che qualcuno riaccenda la luce. Perché se così non accadrà occorrerà prendere dei provvedimenti.Una nazione può spegnere Internet. Succede quando il potere ha mani lunghe, troppo lunghe, fino ad essere in grado di andare oltre la civiltà nel proprio imporsi come entità al di sopra della società. Succede quando non ci sono leggi a tutelare il ruolo della Rete in qualità di mero strumento privo di anima e responsabilità, di cui garantire sempre e comunque la piena disponibilità in qualsiasi condizione. La neutralità è stata in questo caso non solo forzata, ma soverchiata completamente da una volgarità senza pari: qualcuno ha alzato il telefono, ha minacciato chi di dovere facendo presumibilmente leva su mercati, autorizzazioni ed introiti, ed ha imposto un momentaneo silenzio. I provider, aziende in questo caso strettamente dipendenti dal placet delle istituzioni alle loro attività, non hanno potuto far altro che fermare i propri server, chiudere la porta e spegnere la luce.

La comunità internazionale non può accettare che un paese chiuda arbitrariamente i propri contatti con l’estero: i bit devono poter fluire perché sono il sangue vitale che trasporta informazioni, libertà, immagini e testimonianze. Interrompendo Internet (soprattutto se al tempo stesso si ferma il traffico SMS per i medesimi scopi) si fermano i mercati, si fermano i rapporti tra le persone, si fermano le attività istituzionali, si ferma tutto. Si ferma, soprattutto, quella serie di connessioni che la vita di ogni giorno genera all’interno del tessuto globale, isolandone un tassello in modo innaturale, forzato e pericoloso. Paradossalmente, si ferma tutto tranne che la protesta: quella è ormai divampata ed in un modo o nell’altro saprà organizzarsi comunque perché la miccia è ormai innescata.

Non può essere questa una situazione che può passare inosservata. Il mondo intero ha la responsabilità di dimostrare che Internet è oggi un principio saldo e non contrattabile. Fermare la Rete non può essere interpretato come una semplice misura di controllo dell’ordine pubblico: è un oltraggio insopportabile, è una violenza inaudita nei confronti della libertà, una questione che nessun paese moderno può tollerare. Se non si solleverà una protesta forte ed immediata da parte della comunità internazionale, la ferita dell’Egitto è destinata a sanguinare ai danni di tutti: se non si dimostrerà con la forza che Internet non può essere arbitrariamente spenta, prima o poi la situazione accadrà di nuovo scavando una profonda falla nella solidità delle democrazie di oggi.

Internet non ha colpe, Internet non ha meriti. Internet va difeso semplicemente in qualità di punto di riferimento irrinunciabile. Internet va difeso poiché, come l’aria, permette alle persone di dialogare, comunicare, confrontarsi, testimoniare, decidere, riflettere.

L’oltraggio dell’Egitto non può essere ignorato: sarebbe un pericoloso passo indietro per tutti.


 
Tassare i ricchi, per disarmare il regime dei padroni PDF Stampa
Venerdì 28 Gennaio 2011 19:50

(25 gennaio '11, da sinistrainrete.info)


Di Giorgio Cremaschi

Marchionne e BerlusconiMentre Berlusconi è invischiato nei suoi scandali finanziari e sessuali, Marchionne sta conducendo un attacco che è anche più brutale di quello di Berlusconi ai diritti sociali e ai diritti dei lavoratori. Diciamo che c’è una specie di passaggio di testimone: Berlusconi può essere nei guai ma Marchionne continua una politica che è anche più aggressiva che portò qualche anno fa all’attacco articolo 18 dello statuto dei lavoratori. In fondo Marchionne che cosa dice? O mangiate questa minestra o saltate dalla finestra. O rinunciate al contratto nazionale, al diritto di sciopero, alle libertà sindacali, al diritto di scegliere il sindacato che volete – quindi, o rinunciate a tutto, oppure io vado da un’altra parte.

Questa è la più brutale delle aggressioni ai diritti del lavoro dal ’45 a oggi. Perché “regime dei padroni”? Padroni: chi sono i padroni? Non sono i proprietari, non è il padroncino che è proprietario di una piccola azienda artigiana che è andato dalle banche come un lavoratore ricattato da Marchionne; non è il piccolo proprietario, non è quello che “ha qualche cosa da parte”. I padroni sono i padroni delle nostre vite. Cioè quelli che decidono della nostra vita. E sono una precisa casta: sono un sistema di manager, di banchieri, di finanzieri, di persone collegate a loro, che con la globalizzazione – soprattutto in Europa e nell’Occidente – hanno preso il posto della democrazia.

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I tragicomici cantori di Sergio Marchionne nel paese dei servi e dei padroni PDF Stampa
Martedì 11 Gennaio 2011 23:22

(7 gennaio '11, da peppinoimpastato.com)

Negli ultimi giorni dell'anno appena trascorso ha tenuto banco sui giornali e in tv la discussione sul nuovo contratto imposto da Fiat ai suoi operai e accettato dai sindacati, con l'eccezione della Fiom. Contratto che estende a tutte le fabbriche del gruppo le condizioni di lavoro già sottoscritte per lo stabilimento di Pomigliano: pause più brevi, stretta sulle assenze, limitazioni alla rappresentanza sindacale, contrazione dei diritti.

Com'era ampiamente prevedibile, nel'Italia dell'informazione zerbino e dei leccaculo di professione, il grosso dell'establishment politico, sindacale e mediatico si è immediatamente schierato dalla parte del più forte, ovvero della Fiat guidata da Marchionne; il quale ha ben capito che in un Paese con una classe dirigente senza più credibilità e capace solo di salvare se stessa e i suoi privilegi, è possibile scavalcare qualsiasi mediazione e imporre le proprie condizioni senza cedere di un millimetro sulle richieste dell'altra parte.
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Lettera a Borghezio PDF Stampa
Martedì 11 Gennaio 2011 12:03
Un’aquilana scrive a Borghezio, che si è recentemente prodotto in affermazioni decisamente incaute rispetto agli abruzzesi, ma che, tuttavia, rispondono al sentore comune dell’uomo della strada, alla chiacchiera da bar, a commenti che ho sentito fare spesso, in un anno e mezzo di vita che ho, personalmente, dedicato in gran parte alla questione aquilana. E [...]
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Forum nucleare italiano, sei a favore o sei a favore? PDF Stampa
Lunedì 10 Gennaio 2011 16:47
(4 gennaio '11, da teleipnosi.blogosfere.it)



Da qualche settimana va in onda in tutti i canali tv uno spot che invita alla discussione sull'energia nucleare e rimanda a un sito internet,forumnucleare.it. Il filmato pubblicitario è stilisticamente perfetto e racconta il dibattito sull'atomo come una partita a scacchi, in cui argomentazioni e controargomentazioni sono rappresentate come mosse sulla scacchiera.
Peccato che nei contenuti lo spot sia poco onesto e si risolva in una reclame neppure tanto subliminale e velata a favore del nucleare, per cui non stupisce che - come leggiamo in Eco Alfabeta - i promotori dell'iniziativa siano i maggiori lobbisti dell'atomo: Enel, Ansaldo, Edison e altre multinazionali straniere interessate al business.
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Uno sguardo e sei morto PDF Stampa
Domenica 09 Gennaio 2011 19:32

(7 gennaio '11, da unimondo.org)


Il casco della morte

Un «casco della morte» modello Star Wars e una «polsiera individua-cecchino» sono i due nuovi e futuristici dispositivi in dotazione alle Forze Armate inglesi. Il primo è usato dai piloti della Raf e permette di individuare ed abbattere un aereo nemico semplicemente guardandolo: stando a quanto riporta il quotidiano britannico "The Sun", questo speciale casco da 250 mila sterline funziona grazie a degli appositi sensori ottici, i cui impulsi vengono raccolti da altri sensori posti sulla carlinga. All’atto pratico, non appena il radar dell’aereo rileva gli obiettivi nemici posti di lato e in basso, questi vengono proiettati sulla visiera del casco del pilota che, dopo aver stabilito quale colpire per primo grazie ai comandi vocali, non deve fare altro che aprire il fuoco.
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Il 10 gennaio illuminiamo la Corte PDF Stampa
Domenica 09 Gennaio 2011 11:58
Un presidio con candele per “Illuminare” il cammino della Corte Costituzionale sul Legittimo Impedimento, il 10 gennaio: il giorno prima dell’inizio dei lavori dei Giudici. Questa sarà una settimana decisiva per il futuro dell’Italia. Infatti i giudici della Corte Costituzionale dovranno esprimersi sulla costituzionalità della legge sul “Legittimo Impedimento”: l’ennesima “ad personam” , utile solo [...]
 
Tunisia, se il regime spara... PDF Stampa
Domenica 09 Gennaio 2011 09:03
... il sindacato alza i toni e gli studenti occupano| ----------------
Aggiornamento ore 16.30: E' ormai confermata la notizia di 20 morti tra i manifestanti che da ieri stannno promuovendo iniziative di protesta contro la crisi e il regime di Ben Ali in Tunisia. Secondo Ahmed Nejib Chebbi, leader del Partito democratico progressista, unico partito d'opposizione riconosciuto dal regime, durante le manifestazioni di Kasserine e Thala la polizia ha sparato ripetutamente sui cortei ferendo molte persone e uccidendone 20, tra cui studenti medi e bambini. Al limite della crudeltà e dell'efferatezza la polizia ha aggredito con le armi da fuoco un corteo funebre. Il numero dei morti potrebbe aumentare nelle prossime ore vista la quantità di feriti gravi che sono stati ricoverati negli ospedali. Ad ora il governo ha ammesso che "ci sono stati due morti a Thala uccisi dalla polizia per legittima difesa".
Seguiranno altri aggiornamenti...
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Il movimento contro la crisi e il regime di Ben Ali sta attraversando un momento decisivo. Il regime ha alzato il livello dello scontro aumentando l'uso delle armi da fuoco per reprimere i cortei. Ieri sono stati uccisi quattro manifestanti, e si sta diffondendo proprio ora la notizia da fonti ancora da verificare di altri morti, (si parla di 20 rivoltosi uccisi, tra cui un bambino di 12 anni) durante alcune manifestazioni. Gli studenti medi continuano ad organizzare spontaneamente cortei e scioperi e si sperimentano le prime occupazioni delle facoltà. Dalla rete il flusso di informazioni su come aggirare i cyber-controlli del regime ha raggiunto la gran parte degli utenti che stanno fortunosamente applicando saperi una volta patrimonio di una piccola elites di internauti. E ieri il sindacato dopo aver sfilato nella capitale ha alzato i toni diffondendo una dichiarazione in 10 punti per rilanciare la lotta... che sembra voler puntare alla proclamazione di un grande sciopero.
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